Un campo stretto sul soldato che campeggia sulla copertina di Isole.

Avete presente quelle storie di soldati giapponesi rinvenuti in tutto il sud est asiatico fra gli anni ’50 e ’70, ancora convinti di essere in guerra? Come Shoichi Yokoi, che rimase fino al ’72 nelle viscere dell’isola di Guam e per diciotto anni visse dentro una capanna da lui costruita, sopravvivendo come meglio poteva. Cosa centra tutto questo?

La nuova graphic novel di Lorenzo Palloni intitolata Isole e pubblicata per SaldaPress, parte da una premessa non troppo distante da questa: l’intero pianeta è stato stravolto da un conflitto non meglio specificato che, proprio come avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale, ha coinvolto numerosi arcipelaghi di isole dall’ubicazione non nota al lettore. Su una di queste, un gruppo di ex prigionieri ha fondato una comunità autosufficiente basata su pesca, agricoltura e il rispetto di poche ma fondamentali regole. L’esistenza stessa della comunità sembra sia dettata dalla sua capacità di restare celata al mondo intero; come se un’ipotetica rivelazione porterebbe inevitabilmente alla sua distruzione. Proprio per questa ragione, l’approdo di Kabé, un soldato disertore fuggito, costringerà l’intera popolazione a dover fare i conti con una serie di fragilità che fino a quel giorno ignoravano.

Un tavola della graphic novel Isole di Lorenzo Palloni in cui un personaggio scopre i rottami di un aereo.

Chi mi legge sulle pagine di Players avrà ormai capito che preferisco non dilungarmi mai eccessivamente sulla trama, e credetemi, per Isole questo riserbo è quanto meno d’obbligo. Tuttavia da questo punto in poi sarò costretto a lasciarmi andare ad alcune rivelazioni necessarie, non troppo sul piano narrativo, quanto più su quello emotivo: l’ecosistema dei personaggi che vive all’interno di quest’opera copre le più svariate sfaccettature caratteriali, ed è proprio per questo che il loro intreccio merita qualche dettaglio in più.

SIole: paranoia, paura e… provincialismo

Come accennavo pocanzi, l’arrivo di Kabé porterà gli isolani (pronunciarlo così fa tanto Lost) a interrogarsi sul giovane arrivato: che ci fa un soldato sull’Isola? Quali sono le sue intenzioni? Le sue reali intenzioni? Insomma, il clima generale è ricco di sfiducia, paura e paranoia: ma per quale ragione?

I motivi sono molteplici e forse persino legittimi: è trascorso molto tempo da quando gli ex prigionieri dell’Isola hanno fondato la loro comunità, e con il trascorrere degli anni l’idea di essere ancora un bersaglio non è mai venuta meno. Per la comunità c’è e ci sarà sempre una guerra. E l’eventualità che Kabé possa essere una spia non può essere esclusa. Fra tutti, l’unico che propone un approccio distensivo è Antol, pilastro del gruppo nonché figlio di uno dei suoi fondatori. Lui non soltanto convincerà la comunità che ucciderlo non farebbe onore alla ragione stessa per cui quella comunità esiste, ma propone persino di ospitarlo in casa sua, assieme alla sua famiglia composta da moglie e due figli. Ciò nonostante, Kabé non è in realtà chi dice di essere, e la persistenza del dubbio nei suoi confronti, ben fondaro considera il segreto che il giovane cela, porterà a un’escalation che infrangerà il sogno utopico che l’isola rappresenta.

L’Isola, un lembo di terra come altri ma diverso dagli altri. L’Isola è l’essenza stessa della comunità, la loro casa, la loro prigione; un luogo di esilio volontario trasformato in un utopico giardino dell’Eden. L’Isola è ognuno dei suoi abitanti, così come loro sono la personificazione in carne e ossa delle sponde di quella terra emersa. Sorvolando sui poeticismi, l’Isola non è mai banalmente un’isola, e qualcos’altro, qualcosa per cui vale la pena uccidere, fare del male, mentire.

Una tavola della grohic novel Isole di Lorenzo Palloni che raffigura la densa vegetazione dello scenario.,

Il racconto di Palloni è estremamente attuale, cattivo e sì, anche violento. Una narrazione profondamente realistica che non fa altro che interrogare il lettore costringendolo a fare i conti con la paura del diverso, del “forestiero”, osservato come un corpo estraneo intento a infettare, e quindi distruggere, quel perfetto e bilanciato ecosistema societario. A questo punto è facile comprendere il dialogo che il fumetto intrattiene con il contemporaneo e le attuali situazioni migratorie, dove troppo spesso ci imbattiamo in approcci de facto razzisti. Kabé non è sì chi dice di essere, ma le ragioni dietro questa omissione sono tutt’altro che distruttive, tutt’altro che sovversive: “Kabé” è una maschera, un volto maschile che una donna di colore ha dovuto adottare per sopravvivere in un mondo distopico, dove la guerra non è stata e mai sarà “igienica” (come alcuni manifesti Futuristi millantavano nel ‘900), ma che al contrario ha completamente annichilito la trama del tessuto sociale, traghettando l’umanità verso una nuova epoca di barbarie. Essere donne è tristemente pericoloso.

Ancora una volta, osservando gli andamenti di quella piccola “società chiusa”, ritroviamo quell’insieme di ipocrisie che contaminano la nostra quotidianità; e posso dire di parlare per esperienza personale. Perché se da una parte ho assistito a una chiarissima apertura verso una sincera inclusività, dall’altra posso confermare l’esistenza di timori e paranoie che, proprio come in Isole, le vecchie generazioni hanno nei confronti dell’estraneo. Una parola detta sottovoce sul tavolino del bar, lo stereotipo volgare e razzista, insomma: un premeditato senso di sfiducia e insicurezza. Nel caso specifico di questo libro, notiamo quindi come in realtà quel piccolo angolo di paradiso sia lontano dall’essere idilliaco e utopico.

Una tavola della graphic novel Isole di Lorenzo Palloni in cui un personaggi viaggia con la fantasia leggendo un libro.

La violenza, presente e praticata, vuole essere giustificata da alcuni personaggi; viene infatti intesa come uno strumento necessario per poter salvaguardare quella specie di gigantesco utero materno, dove tutti sono al sicuro, dove tutti vivono in perfetta armonia fra loro. Ma notiamo la fallacità di tutto ciò proprio dalla rapidità con cui questo miraggio di perfezione si incrina con l’arrivo della donna. Eppure chi si oppone a tutta questa sfiducia per fortuna c’è, una voce fuori dal coro incarnata proprio nella figura di Antol, che forse spinto dalla forza della curiosità, o forse da un personale senso di giustizia, si oppone a questo sistema persecutorio sempre più simile a un regime; lo stesso che molto probabilmente li imprigionò decenni prima. Antol si oppone a tutto ciò, si oppone a quella forma di giustizia fatta di paranoie ed esecuzioni sommarie, e lo fa a costo di sacrificare tutto: la sua reputazione, la sua famiglia, sé stesso. L’atto finale sarà liberatorio per Antol, finalmente in pace, fuori da quell’utero, proprio come avvenne a suo padre molti anni prima

Ammetto di essere stato rapito dalla costruzione narrativa di questo fumetto, eppure, come si usa spesso dire, anche l’occhio vuole la sua parte, e in tal senso Isole è davvero bello da vedere: una suddivisione delle vignette semplice e ricorsiva, che ingabbia illustrazioni dai tratti morbidi, meravigliosamente valorizzate da uno squisito uso dei colori. A mio avviso sono proprio loro a conferire il maggior valore dal punto di vista estetico all’opera: tonalità ovviamente congrue con l’ambientazione, ragion per cui osserveremo intense pennellate di verde e azzurro atte a richiamare la giungla e il mare.

In conclusione Isole di Lorenzo Palloni è una potente graphic novel riflessiva, mai demagogica e oltremodo realistica. Un racconto triste ma liberatorio, necessario ora più che mai.

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La copertina della graphic nove Isole di Lorenzo Palloni che raffigura un soldato in piedi in mezzo alla giungla



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